Il fatto urgente è che bisogna consolare i bambini

Formazione a Fano per operatrici antiviolenza: focus sui bambini testimoni di violenza di genere, con laboratorio sul libro Con voce bambina.

La violenza di genere riguarda non di rado anche i bambini e le bambine che vi assistono. E, se per le donne è ormai consolidata in Italia l’esperienza dei centri antiviolenza – cui si sono affiancati, più di recente, i percorsi per uomini maltrattanti – molto resta ancora da fare per accogliere le emozioni dei bambini e aiutarli a rielaborare ciò che hanno vissuto.
Un intervento che richiede la partecipazione in primis dei genitori i quali, immersi nella loro sofferenza, spesso faticano a riconoscere quella dei più piccoli, ma coinvolge anche la scuola, i sistemi educativi, le operatrici delle reti antiviolenza.
Su questo tema si è svolto a Fano, presso il Cante di Montevecchio, il primo ciclo di formazione per le operatrici che, nell’associazione, sono impegnate a sostenere le donne in uscita dalla violenza insieme ai loro figli e alle loro figlie minorenni.
Il percorso si è articolato in due incontri di tre ore ciascuno ed è consistito in un laboratorio maieutico sul libro “Con voce bambina” (ed. meridiana, 2010) condotto dall’autrice Elena Buccoliero. Nel testo la piccola Farina, in un arco di età che va dai 6 ai 15 anni, accompagna il lettore nella conoscenza della propria famiglia, un nucleo segnato da molteplici forme di violenza che si perpetuano senza mai raggiungere forme eclatanti. Proprio per questo, un nucleo sconosciuto ai servizi e nel quale Farina e il fratello maggiore finiscono per essere testimoni invisibili. Eppure l’ingenuità e la capacità osservativa della bambina consentono di conoscere il mondo emotivo di chi, come lei, è esposto alle burrasche del padre, alle forzature della madre, e ha il compito di dare un ordine al mondo cercando di mantenere la propria integrità. “Il fatto urgente”, ci dice Farina, “è che bisogna consolare i bambini”.
L’ultima parte del corso è stata dedicata all’approfondimento della metodologia impiegata nel laboratorio, anche con la prospettiva che le operatrici del Cante possano farla propria e sperimentarsi in prima persona nella relazione con le donne in carico.
Il percorso riprenderà in autunno con ulteriori proposte laboratoriali dedicate al lavoro con i bambini e le bambine testimoni di violenza. Coinvolgerà altri territori delle reti antiviolenza nella provincia di Pesaro e Urbino.