Le Antenne di Torino al primo incontro di formazione online sono una ventina. L’équipe Ahimsa di “Un sogno per tutti” in questi mesi ha svolto un ottimo lavoro di contatto per suscitare interesse e convergenza da parte di realtà diverse. Sono presenti soprattutto, ma non esclusivamente, donne e hanno percorsi differenti: volontarie, allenatrici, educatrici, operatrici sociali e della giustizia.
Diverse partecipanti provengono dal “Gruppo di cammino”, una realtà tutta femminile nata per condividere momenti di benessere passeggiando insieme. Nel tempo si è trasformata in qualcosa di più sentito perché “si sono stabiliti rapporti di sorellanza”, spiegano, “e se una di noi manca le altre subito si attivano per capire come sta e se c’è bisogno di qualcosa”. Tra le interessate ad Ahimsa figurano diverse insegnanti in pensione e una operatrice sociale che ha lavorato a lungo con i detenuti.
Anche alla “Scuola delle mamme”, dove ogni anno transitano oltre cinquanta donne straniere di ogni nazionalità per imparare l’italiano, “sorellanza” è una parola chiave. Si stabilisce spontaneamente nella condivisione nonostante le differenze culturali. In quel contesto è già accaduto che qualche allieva abbia affrontato un percorso di uscita dalla violenza. “Per loro è molto difficile”, raccontano le volontarie, molte di loro insegnanti in pensione, “perché devono trovare un equilibrio tra la cultura in cui sono cresciute e le trasformazioni che vivono qui in Italia”. Esprimono perciò il desiderio di formarsi per capire meglio come la violenza di genere, fenomeno sociale che ha una radice culturale fortissima, si declini in realtà diverse.
Grande attenzione è stata riscontrata anche nelle associazioni “Radici e ali” e “Ibis Sport” dove educatrici, atelieriste, allenatrici sportive entrano in contatto con tante famiglie e hanno già vissuto l’esperienza di intercettare famiglie maltrattanti, in cui a subire violenza erano donne o bambini. Sono percorsi dolorosi anche per chi, come loro, entra in contatto con tanta sofferenza racchiusa proprio nel contesto familiare, quello che dovrebbe essere il più tutelante per eccellenza.
La conoscenza reciproca e il confronto con una breve riflessione introduttiva sulla violenza di genere come fenomeno culturale hanno stimolato un ricco dibattito e confermato il desiderio di continuare a impegnarsi in Ahimsa con azioni concrete, sostenute da una formazione costante e dal collegamento con la rete antiviolenza torinese.
Appuntamento a settembre!




